Nasce insieme l'idea di musicare le poesie frutto di ciò che ognuno di noi ha dentro nei vari passaggi della vita, dall'amore alla tristezza, dalle esperienze di tutti i giorni alla vita notturna. Ciò ha fatto sì che tramite la musica il quartetto esprimesse le sensazioni delle poesie di Valerio "Lucidi".
Quattro Quarti Quartet |
vanitas vanitatum et omnia vanitas. che resta all’uomo di tutto il suo affanno in cui si affanna sotto il sole? generazione che va, generazione che viene e la terra nel suo ciclo rimane. e sorge il sole ed il sole tramonta anelando al suo luogo dov’egli risorge. soffia a mezzogiorno, poi gira a tramontana e volgendo, volgendo il vento se ne va e sopra le sue spire ritorna il vento.
ecclesiaste I:2-14 |
Il lembo sciolto del mare svolazza
sulla battigia, mentre la bagnante
si risveglia dal sonno invernale.
L’albero cresce o lascia andare
dal ramo la foglia, il nastro
d’asfalto gira sul monte. Il coro
cantava d’ignote quadrelle d’oro.
Butto giù carne per fecondarti
nell’alternarsi degli stessi gesti
mentre lo stormo di molecole
gira nella ruota variofulgida.
Dal buco nero della ferita erotica
falce di luna l’alternarsi fissa
del gustoso mix di sangue e frutta |
L’addio
(con “Schildren’s List”)
Su pozzanghere ai lati della strada
galleggiano coriandoli di luce.
Gli alberi spogli sono colonne
di tempio ai piedi di Macerata,
sotto le mura stanno serpi nere
a scrutare, strisciano senza testa,
volano le farfalle: un cono buio
in questo pomeriggio di festa.
Sulla panoramica fisso lo sguardo,
giudico, mentre affacciato resto
alla terrazza, poi la lingua estraggo,
mentre i capelli rossi abbraccio,
sulle punte quindi le sottili labbra
bacio. È freddo, tu non parli, i corpi
avvighiati senza senso. Ti dico addio
sotto casa poi svolto e ritorno
al bivio delle macchine in sosta |
Entra con me
nel respiro
della fisarmonica
entra con me
nella cassa della viola
entra con me
nell’ottava
scavalca l’arco del violino
sii la nota che balza il sì
che sposa il do
il collo dell’airone
nel crine dorato
della vite matura |
Un improvviso rossore
(con “Blues”)
Non trova luogo, è fuori del mondo
Il pallone che con il suo folle volo
Ti imbarazza. Chissà che cosa
Ti ricorda, quale vergogna,
Da quale sogno ti risveglia.
Li chiamano matti, li imbottiscono
Di psicofarmaci, li imbavagliano,
Li ingabbiano come criminali
In finte case familiari, in reparti
Ospedalieri, con alti cancelli
Da cui non si deve fuggire.
Perché arrossisci? Perché non capisci
Dove hanno sbagliato, qual è e se c’è
Un ingranaggio rotto? Io guardo
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